Mi piaceva la parola "politica" e sono cresciuta confrontandomi con l'assioma che il privato fosse politico. In effetti lo penso ancora , perché tutto quello che fai o pensi ha un riflesso sulla vita sociale che conduci. Mi piaceva che la partecipazione dei singoli cittadini contribuisse a fare crescere una coscienza collettiva , una sensibilità verso il bene comune. Mi piaceva impegnarmi anche in piccole imprese come il volantinaggio del sindacato o di una formazione extraparlamentare allo scopo di dare informazioni fuori dal coro. Chiaro che allora ,quando è avvenuta la mia formazione, non c'era internet e le notizie arrivavano dalla televisione, dai giornali e appunto dal volantinaggio . La vita politica era una cosa naturale , si discuteva su tutto, si prendevano posizioni e ci si faceva delle domande . Niente passava senza che fosse giudicato o compreso. Forse la Politica ha avuto un quel periodo il suo massimo riscontro tra i ragazzi , sia studenti che lavoratori. Ho imparato il valore del vivere consapevole, in una realtà anche allora non semplice , dove si potevano sentire varie voci ed un' unica onda che ci portava verso un futuro che volevamo migliore .
Era una cosa che vivevo con naturalezza , essere di sinistra era connaturato in pratica. Non avrei potuto prendere una posizione diversa.
Ora le sovrastrutture o meglio le sovrastorture del linguaggio politico arrivano a malapena e sono sporcate da lacci interpretativi, come il politically correct o la malafede .
Ma il senso autentico del fare politica è viverla come un servizio da parte di chi la esercita nei luoghi preposti, e già qui siamo nella fantascienza considerato che sto parlando dell'Italia .
Per tutti gli altri sarebbe importante un bel po' più di conoscenza della materia, perché votare vuol dire prendersi la responsabilità di delegare persone competenti che possano governare dal più piccolo Comune all'intera Nazione. Ed a tutt'oggi piuttosto che un paese ben governato , questo sembra più un triste circo di periferia