Ci sono momenti in cui questa domanda è inevitabile, almeno per una persona come me . Sono capace di scegliere ed ho abbastanza spirito critico penso, ma riesco comunque con una certa frequenza a trovarmi in situazioni in cui la mia anima si scollega completamente dal contesto e dalle persone con cui mi trovo. E' una sensazione che ormai conosco molto bene, improvvisamente mi risveglio estranea e distante, non mi interessa partecipare e forse la cosa migliore da farsi sarebbe alzarsi e andare via . Succede e non la vivo come una mancanza mia di adesione , ma come una folata di ribellione e desiderio. Desidero andarmene e se non posso farlo fisicamente , me ne vado con la mente. Come un palloncino pieno di elio che scappa verso il cielo, ma è legato da una corda sottile che lo trattiene.
In ogni caso la sua natura è quella di alzarsi in volo, più in alto che può .
Mi chiedo perché mi succeda anche con gente la cui compagnia solitamente mi è gradita o a cui voglio bene.
Ma la risposta la conosco, ho troppe volte compresso la mia natura per questioni teoriche o morali e quella appena trova uno spiraglio di distrazione esce, soffia , vuole portarmi via da lì.
La vita degli altri é pesante se non capisci bene dove inizia e finisce la tua .
Ho forse perso di vista la mia ombra e quella adesso mi precede , perché non si fida più di me e delle mie continue giravolte per stare a galla.
Un giorno, molti ani fa, qualcuno mi ha detto che ho troppi cancelli
e che così rischio di passare il mio tempo a chiudere ed aprire senza muovermi davvero. Non ricordo chi fosse, dava consigli come un profeta di sventura, Col senno di poi , potrebbe essere stato un avviso, che non ho colto naturalmente. Un perfetto sconosciuto che ti guarda dentro e parla per oracoli, l'ho mentalmente mandato a quel paese . Ma la domanda delle domande è quella che ti chiede se hai fatto tutto quello che potevi per essere felice . Qualcuno sostiene che la felicità (o era il sesso) sono sopravvalutati. Io mi permetto invece di pensare che la maggior parte della gente che conosco, non ha una risposta. La felicità è vissuta come un premio, se non te la meriti è colpa tua. Non credo sia vero, la felicità è potenzialmente nelle nostre fibre vitali , come un organo non riconosciuto che tiene insieme corpo e anima . Non è solo una sensazione o un'emozione
è un costrutto, una metafora filosofica, una categoria che abbiamo in potenziale dalla nascita. Cresce con noi, i bambini vivono tutto non hanno cancelli. Poi però siamo presi dalla vita, non la viviamo più questa dimensione, così si restringe fino a scomparire. Allora la cerchiamo fuori, tra le cose o nella gente e pare che ci sfugga un particolare .
Dov'è finito il senso , dove i desideri, da che parte soffia il vento che fa spazio oltre i pensieri della quotidiana routine?
L'ordine della felicità sembra più appartenere a quello che siamo piuttosto che a ciò che sappiamo e sperimentiamo nel corso
della vita. Cerchiamo altrove quello che pensiamo di aver perso e che probabilmente respira ancora dentro di noi.