giovedì 23 settembre 2010

Quando il gatto se ne va ... i topi ballano

Ero uscita con le ragazze, in un caldo pomeriggio di settembre per ovviare all’annoso problema stagionale che perseguita le adolescenti, ovvero  - "… non mi va più niente , sono cresciuta troppo e non posso mica girare nuda, no ? ” - , ben determinata a non farmi rovinare economicamente dalle gemelle. Mentre chiudevo la porta d’ingresso, lasciandomi alle spalle la casa di cui avevo personalmente cura, speravo che mio figlio avesse qualcosa di importante da preparare per l’indomani , perché in quel caso gli effetti collaterali sarebbero stati solo libri e fogli sparsi in giro e briciole sul divano. Chiudendo la porta avevo tentato un  -…” mi raccomando Andrea …”- ,ma sapevo di aver gettato il solito sassolino nello stagno.
Andare per negozi con le gemelle presuppone quasi sempre che io mi munisca di abbondante pazienza e di grande controllo, una vera faticaccia … Emma ed Eva vogliono andare sempre insieme a fare compere , ma siccome litigano in modo imbarazzante preferiscono avere la mamma in mezzo come cuscinetto, testuali parole !
Al terzo negozio eravamo a buon punto , qualcosa era stato già comperato e ballonzolava in colorati sacchetti di plastica, ma ora servivano delle scarpe da ginnastica.   Questa volta sapevo dove portarle, conoscevo un outlet di ‘roba sportiva’ gestito da una conoscente che faceva proprio al caso nostro, l’unico neo era che si trovava dall’altra parte della città. Ci avremmo messo più del previsto.
Tornando verso casa , con il bottino nel bagagliaio e due figlie allegre e chiacchierone sedute dietro, ero contenta , ma i miei piedi non vedevano l’ora di lasciare le scarpe per due confortevoli ciabatte.
Approssimativamente eravamo state fuori casa circa tre ore e mezza, cosa mai può capitare in un lasso di tempo così breve ? Ecco una domanda che non ci si deve mai porre.
Appena uscite dall’ascensore l’odore pungente e acre di bruciato mi mise subito in agitazione, perché alla musica a duecento decibel ci ero già abituata. Con la mano che tremava per l’ansia infilai la chiave nella toppa ed aprii la porta, in casa aleggiava una leggera cortina di fumo, urlando il nome di mio figlio mi precipitai in cucina.  La vista della mia bella cucina bianca, tutta chiazzata come un dalmata di macchie di caffè, mi tolse per un momento la parola.  Spensi il fuoco che carbonizzava la macchinetta da sei,ormai da buttare,  mi guardai intorno e con intenzioni pessime mi misi a cercare il responsabile di tanto scempio.
Lo trovai in camera sua , con altri due suoi simili e due ragazze della classe. Mi dissero che stavano facendo i compiti e presi com’erano dagli studi … avevano dimenticato il caffè sul fuoco !
Non potevo fingere di credere a quello che mi stavano dicendo e nello stesso tempo avevano delle espressioni così dispiaciute … ma quella volta non mi accontentai di  ciò che mi avevano raccontato.
Dieci minuti dopo erano tutti e cinque in cucina con gli stracci in mano, sotto lo sguardo sornione di Emma , obbligati ad ascoltare a tutto volume Bach.
Mi sono detta che si trattava di un intervento educativo … una via di mezzo tra il metodo Montessori e quello in uso nei correzionali inglesi dell'ottocento.
Tutto sta nella misura !



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Holly

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"..Davvero pensi che non ti abbia capito..."

Lothlorien

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" Là dove tutto il mondo s'incontra in un solo nido"