lunedì 26 luglio 2010

La mia recensione...: "Il bambino di Noè" di E.E.Schmitt -ed .Rizzoli 2004

La Storia, attraverso tre anni della vita di un bambino, casualmente ebreo, per quel che lo riguarda, Joseph è il suo nome e viene mandato via da casa dagli stessi genitori con l'intenzione di metterlo in salvo dalle incursioni naziste nei quartieri ebraici  di Bruxelles. 
Il piccolo finisce insieme a molti altri ragazzini, ebrei e non, nell'orfanotrofio di Padre Pons, il collezionista dell'impossibile.
Siamo in Belgio , a Chemlay, su di una collina  poco fuori il villaggio, si erge Villa Gialla, sede dell'orfanotrofio e luogo dove Padre Pons cerca di mettere al sicuro ...tutto ciò che ritiene sia in " via di estinzione". Siano di volta in volta oggetti simbolici,cultura o persone.
In quel periodo si occupa di bambini , ovvero vuole mettere al sicuro il futuro della gente ebraica nel suo paese. Li nasconde tra gli altri bambini dell'istituto.
Con il piccolo Joseph, che va personalmente a prendere nella capitale, si stabilisce da subito un legame affettivo ed un patto : Padre Pons nasconderà  Joseph sotto la condotta cristiana, ma in segreto lo istruirà  sui rituali ebraici leggendo con lui la Bibbia, così da poterli  lui stesso conoscere meglio.  Uno scambio culturale mediato dall'affetto e dal rispetto reciproco. Joseph accetta il patto con fiducia, senza porsi domande, come fanno i bambini.
Sullo sfondo, con inquietanti incursioni nella vita dell'istituto, la follia nazista, le deportazioni, la violenza e le delazioni degli infami.   La vita dei ragazzi scorre il più serenamente possibile, nonostante la fame mai completamente soddisfatta e gli urli della guerra dal cielo e dalla terra,  protetta non solo dal prete ,ma anche dalla gente del villaggio.
Un giorno Padre Pons  racconta a Joseph  la storia dell'arca e di Noè, cioè  colui che aveva raccolto ogni genere di essere vivente, in coppia, per metterlo al sicuro dal diluvio universale.
Padre Pons descrive Noè  come il più grande collezionista di tutti i tempi , e  in questa visione delle cose anche lui si ritiene tale ed ogni tanto ricomincia con una nuova raccolta perchè crede che ci sia sempre in agguato il pericolo che qualcuno tenti di  "...uccidere l'anima di un popolo" !
Il racconto però descrive anche la crescita di un bambino, che alla fine del libro sarà un uomo fatto, consapevole delle proprie origini di appartenenza e capace anch'egli di raccogliere i segni di ciò che viene soffocato  dall'arroganza . Il bambino di Noè, appunto.
Una bella storia , la rivincita del pensiero libero sulle miserie della realtà.
 L'autore, romanziere e drammaturgo francese  tradotto in molti paesi, parla la lingua dei suoi avi ,l'yiddish --"...quella lingua così tenera che non riesce a chiamare un bambino per nome senza aggiungervi una carezza, un diminutivo, una sillaba dolce da sentire, come uno zuccherino offerto al cuore della parola..." --
E così è la sua scrittura, che in più ha le sottigliezze tipiche dell'umorismo ebraico.----

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Holly

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"..Davvero pensi che non ti abbia capito..."

Lothlorien

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" Là dove tutto il mondo s'incontra in un solo nido"