venerdì 27 aprile 2018


Che la notte passi …


Un'altra notte calava sulla città con un vellutato mantello scuro a qualcuno portando  riposo  a qualcun altro  inquietudine.
Giuliana era  a letto, ma  non riusciva a prendere  sonno.  Decise perciò di alzarsi per bere una tisana calda di passiflora che aveva comprata proprio quel pomeriggio  in erboristeria, facendosi consigliare da Maurizio uno degli amici della compagnia.   Le aveva assicurato sonni tranquilli ….
Da  alcuni giorni  faticava ad addormentarsi perché ogni volta che provava a chiudere gli occhi le appariva il viso della donna sul greto del fiume . Non era normale per lei che di morti quando lavorava nella capitale ne aveva visti parecchi. Non era mai stata un tipo impressionabile, ma qui era il mistero sull'identità della vittima che la disturbava . E poi quello sguardo, stupito e strano, come se fosse rimasta a metà di una frase.
Il doppio rintocco  di campana della chiesa di San Gervasio ridefinì per lei il concetto di insonnia e le confermò  l'idea che ci volesse ben altro di  una tisana per riportarla ad un sonno ristoratore.
Si alzò dal letto nervosa  cercando nella scatola dei medicinali qualcosa che le avrebbe potuto far perdere i sensi per qualche ora, ma non ci trovò nulla .  
In fondo era una persona coscienziosa e salutista cosa diavolo pensava di trovare in casa ?
A piedi nudi andò in cucina, aprì il frigo.   La famosa ed indiscussa  terapia del cibo .
Fu in quel  momento, davanti alla porta aperta del frigorifero che avvertì,  consistente come un presentimento  la sensazione  che qualcuno  la  stesse osservando.  Girò sui talloni di trecentosessanta gradi, rischiando di cadere a terra mentre un brivido le correva lungo la schiena .
Naturalmente non vide nulla, in casa  c'erano solo lei e Zoe.
" Che cavolo ! " mormorò tra sé.
 Non era possibile che proprio a lei capitasse una cosa del genere perché era  una persona concreta e nel lavoro questa capacità di cogliere senza troppe sfumature emotive la realtà le era sempre servito.
 " Dormire poco e male comincia a darmi sui nervi  "   pensò
 Lo schermo del computer in stand-by si illuminò di colpo e qui  Giuliana  temette  di rovesciarsi la tisana addosso visto la tensione che le era salita .
Andò a vedere se Zoe avesse avvertito qualcosa di strano, ma la cagnola dormiva beata a pancia all'aria muovendo ritmicamente una zampina. Questo in qualche modo la rassicurò.
Poi fu l'avviso sonoro di una mail in arrivo a far sobbalzare  di nuovo Giuliana .  La vecchia  pendola del nonno segnava  le tre del mattino.
"Questa notte dormire è proprio un optional ! "
La mail era  scritta in una lingua  che non conosceva.  Provò con il fantasioso traduttore di Google, ma la traslazione in italiano sembrava più che altro il delirio  di uno psicolabile.
Trasportò il messaggio su  un sito di traduzioni più affidabile e poi lo rilesse .
 "  Conoscevo la ragazza che hai trovato sulla riva del fiume . Si chiamava Alena. Io sono Senjia …. ho lavorato con lei " 
 Giuliana provò a rispondere direttamente
" Sono pronta ad ascoltarti dove sei di preciso ?"
Silenzio.
Per tutto il resto della notte non arrivarono altri contatti.
Il mattino seguente portò  il suo  pc in questura e lo fece analizzare dall'agente scelto Stefano  Arnoldi il miglior agente informatico, che avevano.  Ma riuscì solo a decifrare il luogo da dove era partito il messaggio di posta, cioè un internet point , l'account  non era più  identificabile  risultava inesistente.
" Ma come diavolo ci è arrivata al mio account privato  ? " chiese Giuliana all'agente
" Ci sono  vari modi . Per esempio si può pescare un account privato dai  social media  "  rispose Arnoldi
" Capito.  Allora questa Senjia   trova il mio indirizzo di posta e da un internet point mi avvisa che conosce l'assassino che stiamo cercando ? Poi mi mette in standby come se fossi il cliente di un call center… "
Giuliana parlava ad alta voce  cercando di mettere in ordine i pensieri
Una strana vicenda… 
" Hai capito da dove fisicamente mi ha mandato il messaggio ? " chiese Giuliana
" Finlandia "…
" Cosa ? "…
Nel frattempo  dato che nessuno reclamava il corpo della donna o ne aveva denunciato ufficialmente la sparizione, il questore stava per prendere la decisione  di  procedere  all'inumazione della salma.
Il Comune  com'era in uso per i concittadini indigenti o per gli stranieri non identificabili  avrebbe pensato al funerale ed alla tumulazione in una fossa comune.
Giuliana  Milani andò dal questore per gli  ultimi aggiornamenti e lo convinse a rimandare i funerali.
Ora  seppur piccola una luce stava emergendo dal buio fitto , sapevano  che la donna si chiamava Alena.
Le indagini andavano avanti .














Che la notte passi …


Sembrava che la  morta sul greto del fiume non avesse legami in zona visto che dopo quasi quarantotto ore nessuno ancora ne reclamava l'assenza.
Non avevano trovato nulla nelle tasche dei jeans, alcun documento o altro che li portasse ad una identificazione, avevano confrontato le foto  della donna con altre  pervenute da questure limitrofe in modo da  capire se qualcuno altrove avesse fatto denuncia di scomparsa o fosse lei stessa già stata segnalata per qualche reato e ascritta nelle liste.
Anche le sue impronte per quanto possibile erano state confrontate, ma non sembravano trovare riscontro da nessuna parte e comunque la degenerazione aveva reso più difficile  del solito l'analisi.
Sul tavolo al centro della stanza da cui dirigevano le indagini solo le foto del cadavere e la cartella redatta dalla patologa. 
Secondo il referto era nel fiume da almeno tre giorni, ma le acque fredde dell'Oneglia  ne avevano in qualche modo conservato il corpo.  La morte era soppraggiunta subito  dopo  un colpo assestato con estrema violenza allo sterno che aveva procurato un forte trauma toracico con schiacciamento del mediastino e conseguente arresto cardiaco. Non si erano riscontrate altre fratture, ma solo delle ecchimosi diffuse su braccia e gambe, testa e forse dovute al trascinamento  sui sassi del greto o ad una precedente colluttazione . La ragazza dapprima aveva cercato di difendersi, sotto le sue unghie era rimasto qual che traccia, anche se poco perchè la lunga permanenza in acqua l'aveva lavata da eventuali residui organici .
Non aveva acqua nei polmoni, ma una forte emorragia interna. 
Sempre che la poveretta non fosse caduta  sopra ad un grosso sasso appuntito , buttandovisi con tutta la sua forza e senza mettere le mani avanti ...  Si trattava ovviamente di un  caso di  aggressione violenta. 
Un'omicidio  forse  preterintenzionale, ma  infine il corpo era stato lasciato o buttato nel fiume e questo poteva essere ritenuto un'aggravante per occultamento e abbandono di cadavere .
Giuliana aveva  affidato nuovi compiti di ricerca sia sul territorio  sia sul web. Di giorno magari qualche altro particolare  sul luogo del ritrovamento si poteva cercare. Naturalmente aveva fatto chiamare  il capitano della Scientifica per avere altre informazioni più dettagliate . 
Qualcosa però le sfuggiva. 
Aleggiava su tutto la sensazione di non aver colto l' essenziale.
L'immagine di quella giovane che guardava il cielo con occhi vuoti tormentava gli inquirenti.  Gli elementi  base dell'indagine erano lì in bella mostra sul tavolo del vicequestore, ma non raccontavano nulla.. Non c'erano ancora indagati e della donna non si sapeva nulla.  Le indagini erano aperte… sul nulla .
I due ragazzi  che avevano rinvenuto il cadavere erano stati convocati ed interrogati, ma  non avevano fornito  ulteriori informazioni utili . Così l'ottica si era spostata definitivamente lontano da loro.
Nonostante le indagini fossero state allargate anche alle altre  questure della provincia, fino al capoluogo,  le ore passavano senza novità.  Nell'ipotesi che fosse straniera,  le ricerche si spostarono anche in quella direzione.
Infine era stato  aperto un fascicolo per omicidio  a carico di ignoti.  
La stampa già cominciava a parlare di inadempienza degli inquirenti e chiedevano dichiarazioni ufficiali. 
Sui giornali locali  il caso era stato definito come "L'omicidio della ragazza venuta dal Nord ", anche se nessuno veramente sapeva da dove venisse. 






Che la notte passi …


La  voce grave  dell'ispettore  Mainardi le stava urlando qualcosa nelle orecchie...
" Dottoressa Milani sono Ludovico, qui ci sono due ragazzi  hanno trovato un corpo sulla riva del fiume,  precisamente vicino alla confluenza dell' Oneglia con il Pieve, in località Spino.  Il corpo si trova tra le piante ... è una donna ... la aspettiamo qui ? "
"  Va bene, arrivo .  Avete avvertito la Scientifica ? "
" Si,  sono già qui " rispose l'ispettore.
Ecco fatto, serata andata a ramengo  qualsiasi cosa le fosse andata di fare .
Dopo aver nutrito la scodinzolante  Zoe ed averla coccolata un po',  si chiuse la porta alle spalle lasciando le luci accese . Non pensava di avere premura, in fondo i morti non ne hanno .
La sua Peugeot  bianca partì al primo colpo e questa era una cosa buona dato che non la usava da una settimana. Attivò il navigatore in direzione  località Spino.
Avvisò Marianna che aveva  del lavoro imprevisto da sbrigare e  senza darle il tempo di replicare  declinò l'invito per la cena .
Arrivata a destinazione, trovò  parcheggiò  appena dopo il furgone della Scientifica lì  dove iniziava lo sterrato.
Ludovico Mainardi  la stava  aspettando.   Era un omone di dimensioni quasi ciclopiche, con una voce profonda,  ma dai modi gentili che lei  dal primo giorno aveva identificato come il GGG,  di roahldiana memoria.
"Allora  che cosa abbiamo ?"   gli chiese .
" Dottoressa  si tratta di una donna giovane dall'apparente età di trent'anni, la Scientifica sta facendo dei rilievi e c'è anche la patologa.   Là dietro ci sono i due testimoni del ritrovamento, sono due ragazzi  li abbiamo trattenuti perché maggiorenni entrambi . "
"Ok, va bene . Li convochiamo domani per il verbale! "   disse Giuliana avvicinandosi .
Giunta  alla riva sabbiosa del fiume,  notò che il corpo era  disteso  proprio nel punto  dove l' Oneglia faceva un'ansa e rallentava un po' prima di unirsi alle acque turbolente del Pieve .  Si trattava di una bella  ragazza dai lineamenti nordici e sembrava  approdata  sulle sponde di quel fiume  come dopo un  naufragio.
Aveva gli  occhi chiari, aperti in un'espressione di doloroso stupore.  I capelli lunghi e biondi erano un po' coperti di fango ed alghe di fiume, le gambe in acqua  leggermente scosse dalla corrente, i piedi nudi.   Indossava jeans ed una maglietta bianca.
Giuliana voleva avere un'idea sull'ora del decesso, perciò si avvicinò  alla patologa  accovacciata a lato del corpo ed  intenta ad  esaminarlo.
Senza neanche guardarla, quella le si rivolse un po' seccata
" Dottoressa Milani lo sa che non posso pronunciarmi con esattezza adesso !   Dovrà aspettare domani  per avere informazioni anche perché sembra sia stata in acqua per ore . La morte potrebbe risalire anche a  ieri, ma  avrà un resoconto dettagliato soltanto dopo l'autopsia come ben sa ! " Giuliana  girandosi verso Mainardi alzò gli occhi al cielo , si era fatta redarguire dalla dottoressa come una scolaretta. 
 Dopo aver finito  di controllare altri parametri a vista, la patologa si alzò da quella scomoda posizione e voltando le spalle  si diresse verso la sua automobile chiudendo ogni altro tentato quesito in arrivo. Decisamente preferiva l'altro patologo,il dottor Huscher, molto più collaborativo e simpatico di questa .
Finiti i rilievi di routine della squadra scientifica  che era arrivata  dal capoluogo , il corpo  venne composto in una cassa metallica e trasportato in obitorio .
Giuliana  si rivolse allora ai due ragazzi che erano rimasti in silenzio. Sembravano due ombre alla luce delle torce elettriche,  seduti sul tronco caduto di un vecchio albero.
" L'avete trovata voi vero ?  " chiese Giuliana
Il ragazzo aveva i  capelli rossi ed un'aria smarrita,  mentre la ragazza  che sembrava molto meno intimorita .rispose subito 
" Si . Ora ce ne possiamo andare a casa ? "   
Si era fatto tardi ed avevano l'aria di essere stanchi, più ancora che  sconvolti dall'esperienza del ritrovamento di un cadavere.
" Se avete lasciato i vostri dati all'agente, direi di si.  Però domani  sarete convocati in commissariato per ulteriori informazioni . " 
" Ma abbiamo già detto tutto quello che sappiamo "  si lagnò il ragazzo
"Lo so. Ma la testimonianza va verbalizzata , quindi domani vi dobbiamo rivedere per formalizzare. Per
ora vi ringrazio . Buonanotte."
 I due montarono su di una Vespa azzurra e si allontanarono velocemente.
" A voi cosa hanno detto i ragazzi ? "    chiese Giuliana alzando lo sguardo su Mainardi.
Lui strizzò gli occhi e si grattò la barbetta ispida sul mento.
" Dopo aver telefonato in commissariato per avvertire del ritrovamento non hanno più detto
molto mi pare … ci hanno aspettato in loco "  
Una brezza leggera e fresca  muoveva le fronde sulla riva del  fiume, presenza  liquida ormai quasi invisibile  ora che l'oscurità della sera  aveva preso piede.  Si  distingueva bene invece il rumore delle acque che confluivano le une nelle altre con una sorta di rombo, appena qualche decina di metri più in là.
La vita di una sconosciuta  si era conclusa tragicamente e l' unico teste era per ora il fiume, che scorreva veloce, nella sua indifferenza. 
Il  giorno seguente avrebbero avuto le informazioni derivate dall'analisi autoptica , nel frattempo bisognava cercare delle informazioni sull'identità della donna.   Forse  qualcuno ne  avrebbe prima o poi denunciato la scomparsa.  
 Aveva dato a Mainardi delle disposizioni per procedere con delle indagini. Non c'era più tanto da fare al momento se non cominciare a far funzionare le celluline grigie, come diceva Poirot. E lei aggiunse
"e dare  spazio al mio istinto di sbirro ..."
Arrivata a casa Giuliana si accorse di essere affamata . Anche se era ormai quasi mezzanotte, con un panino ed una tazza di tè caldo e  andò a sedersi sulla sdraio  in terrazza.
L'aria era ferma e profumata dall'aroma dei gelsomini,  rivolse gli occhi al cielo carico di stelle e liberò i suoi  pensieri. 






Che la notte passi …


La settimana stava  risolvendosi nel più tranquillo dei modi.
Riposti i fascicoli ed archiviate le solite pratiche, il vicequestore aggiunto Giuliana Milani alzandosi dalla sedia e raccolte le sue cose dalla scrivania, si era fermata un momento a guardare quel che c'era fuori dalla grande finestra  al terzo piano del palazzo della Questura.  
Si era anche involontariamente specchiata nel vetro della finestra aperta .  Quello che vedeva era una testa  di capelli ramati appoggiati alle spalle, un  viso minuto con qualche ruga e lentiggini sparse, due  occhi scuri, profondi e un naso sottile un po' lungo …   Tutto sommato l'immagine che il vetro le rimandava  anche se un po' offuscata, le piaceva . Era così, un tipo di bellezza semplice e senza orpelli di cui era diventata più consapevole soltanto  alle porte dei quarant'anni quando le pressioni dall'esterno per adeguarsi ai canoni erano cadute, vivendo tutta la  giovinezza con un senso latente di inadeguatezza ai parametri estetici del suo tempo.  Forse senza sofferenza, ma con la fretta di cambiare.
Era  quell'ora in cui il sole calava all'orizzonte inondando la città d'oro ed ambra, l'aria si faceva più sottile e si sentivano chiaramente  gli ultimi stridii delle rondini, alte nel cielo nell'ultimo volo della giornata .
" Che meraviglia ! "   pensò Giuliana tirando un lungo respiro. 
La colse un'emozione che sentì come uno spasmo alla bocca dello stomaco, un' istante di luce cui attingere .
Scendendo infine le scale che l'avrebbero portata fuori per le strade e i  vicoli  di quella città dove non succedeva nulla, pensava che la sua vita con il trasferimento era veramente cambiata. Da un mese a questa parte non era stata segnalata nemmeno un'effrazione.  Viveva in una piccola città di mare piuttosto tranquilla.
Salutò  l'agente di guardia all'ingresso ed uscì all'aperto.. 
La primavera sembrava decidersi solo ora a dare un segnale, dopo molte giornate grigie e umide di pioggia.
Ora doveva andare a prendere  Zoe, la sua amatissima bearded collie, e portarla al parco a scorrazzare.
 " Il momento migliore della giornata "   pensò, senza paura di passare per un' inveterata zitella .
Più tardi avrebbe pensato a come trascorrere la serata, dato che era venerdì .
 Squillo prolungato del telefono.
 " Ciao Giù  sono Marianna vieni fuori  stasera ?  Abbiamo prenotato al  " Merluzzo d'oro " … ci  andiamo insieme, ti passo a prendere alle otto ! Ciao .  " 
 Marianna come al solito non lasciava spazio alla risposta di Giuliana, ché altrimenti sapeva quanto  avrebbe imbarcato scuse su scuse per non uscire. Non voleva lasciarla sola con i suoi pensieri . Giuliana era una donna malinconica che aveva bisogno di incoraggiamento  per uscire dalle sue nebbie personali, di questo Marianna era convinta. Così esercitando il suo carisma di donna di mondo dal cuore grande riusciva spesso a coinvolgerla in momenti di spensierata vita in compagnia.
" Merluzzo d'oro …?   Ma che razza di nome…"  mormorò tra sé Giuliana
Marianna aveva il dono di essere tenace come un pittbull, non  mollava, ma era anche l'unica amica  vera che  avesse in città. 
Si erano conosciute quando Giuliana stava cercando casa, e Marianna era l'agente immobiliare che gliela  aveva trovata.   Un delizioso appartamentino  nel centro storico con   terrazza panoramica  a due isolati dal commissariato. 
Giuliana ne era rimasta subito contenta e per festeggiare  l'aveva  invitata  a cena, da quella sera in poi  avevano cominciato a frequentarsi.  
Marianna non ci aveva messo molto a presentarle i  suoi amici , e se per Giuliana all'inizio era stato tutto un po'  troppo, alla fine si era  arresa godendosi la  nuova compagnia. Pensieri in libertà.
Zoe  adesso  trotterellava allegra intorno alle sue gambe dopo aver corso a perdifiato dietro ad un grosso cane nero ed era sicura che pensasse solo alla sua pappa serale. La prese al guinzaglio e si incamminarono verso casa. 
Giuliana  stava pensando che una volta  precipitata  sul  divano  non avrebbe più avuto voglia di uscire, poi diede un'occhiata distratta allo smartphone che si era  improvvisamente illuminato…   in un attimo  la suoneria partì ad un volume tale da farglielo  quasi cadere  di mano.


martedì 20 settembre 2016

Famiglie ed altre calamità cap 5

Anche Leonardo era tornato dal campus nel Kibbutz e sembrava  pieno di entusiasmo .
Una delle prime cose che aveva detto era che aveva conosciuto un sacco di gente giusta e che..... si era convertito al buddismo. 
Ora non ci sarebbe stato niente di male se non avesse passato un mese in Israele e se suo padre non fosse di tradizione ebraica dai tempi di Re Salomone. Questa novità gettava il padre in un crepaccio di angosce, ma come....  il suo unico figlio maschio  debitamente circonciso e con una festa del Bar Mitzvah che era costata un occhio...diventato buddista dopo il kibbutz ? Con che faccia sarebbe potuto andare in sinagoga ora ?
La madre invece era contenta di aver di nuovo la famiglia riunita,  anche con qualche membro in più e non essendo per nulla osservante, anzi decisamente agnostica,  aveva accolto la novità con un' alzatina di spalle. Per lei il problema assoluto da risolvere era come far dileguare zia Claretta, non ne poteva più di correre a a servirla  ogni momento ed ad ogni sua perentoria chiamata.
Rex il bassotto, dalla sua visuale guardava tutti con attenzione , strana famiglia di umani gli era capitata. Dal basso verso l'alto le persone sembravano molto grandi ,ma alla fine assomigliavano un po' tutti a dei dondolanti Barbapapà. 
La sera avanzava a segnare l'epilogo di una giornata movimentata. Con i suoi colori dal rosso all'indaco sembrava voler invitare tutti a rilassarsi un po'.
In fondo il padre era riuscito a far traslocare la vecchia zia e riportata alle sue abitudini sembrava anche meno aspra.
La madre aveva preparato un arrosto che profumava di rosmarino ed alloro e sulla tavola Matilde ed Estelle stavano mettendo piatti e bicchieri... alla rinfusa..
Poteva essere una bella serata in famiglia, perchè no?
Sempre per quella legge di Murphy, oppure c'entrava la stella catorcio, ma poco prima che si mettessero a tavola , il campanello della porta cominciò a suonare con insistenza.
Da quel momento le cose presero ad andare con una velocità inaspettata. 
I vigili del fuoco fecero evacuare l'intero stabile in pochi minuti, il rischio di esplosione a causa di una fuga di gas sembrava imminente. Fecero un buon lavoro e tutti gli abitanti del palazzo furono fuori in poco tempo. convinsero la gente , che era riuscita a prendere solo poche cose con sè ad allontanarsi dall'isolato. 
La famiglia Bonvicini ed associati, Estelle ed il bassotto, decisero di andarsi a mangiare una bella pizza per far passare la paura e andarono alla pizzeria " da Ciro " , qualche isolato più in là.
E così quella sera di fine estate, mentre i Bonvicini ignari mangiavano contenti una pizza, arrivò improvviso alle loro orecchie un boato sordo che fece tremare i vetri della pizzeria.
Un'esplosione dovuta ad una  fuga di gas, inopinatamente aveva distrutto  il loro appartamento. Solo il loro sembrava aver avuto grossi danni.
La madre ricordava vagamente di aver visto zia Claretta armeggiare attorno ai fornelli prima di andarsene...accidenti!



Famiglie ed altre calamità cap 4

Il cielo di settembre quella mattina  aveva l'aspetto del latte cagliato, così pieno com'era di straccetti di nuvole . Il caldo agostano aveva lasciato finalmente il passo ad un'arietta frizzante ed in questo clima di fine stagione,  la famiglia Bonvicini si era ritrovata dopo le vacanze...dei figli. 
Davanti ad una tazza di caffè caldo, la madre, il padre e zia Claretta iniziavano un'altra giornata all'insegna dei musi lunghi, delle parole cadute nel vuoto e degli occhi levati al cielo.
Tutti e tre con  lo sguardo leggermente perso ad immaginare possibili vie di fuga...sì perchè anche zia Claretta non ne poteva più di quella convivenza .
In effetti quella donna non  mostrava alcun segno di gratitudine per essere stata accolta in casa dal figlio dl suo marito e se ne stava lì  con la sua gamba ingessata, tutta sdegnata ed infastidita .  E così era trascorso il mese di agosto.
La madre mise le tazze in lavastoviglie e fece cenno al padre che doveva parlargli a quattrocchi. 
" Non ti sembra il momento di riportare la Vecchia Ciabatta a casa sua ?"  sibilò la madre a voce bassa, una volta girato l'angolo .
" Ci stavo pensando anch'io, mio padre arriverà domani all'aeroporto di Malpensa, vado  a prenderlo e poi li porto a casa loro tutte e due ..."   aveva riposto il padre tutto di un fiato.
Ma, attenzione, le cose sembravano prendere pieghe inaspettate  quell'estate, come se la famiglia fosse sotto l'influenza di qualche stella di poco pregio.  Dare tutto per scontato...sarebbe stato una leggerezza.
C' era stato infatti,  il ritorno a casa di Matilde ed Estelle Ladoit, insieme. 
Il professore, uomo di larghissime vedute  nonchè padre francese della bella Estelle,  l'aveva cacciata di casa senza neanche darle modo di parlare subito dopo aver scoperto la sua scelta di genere . 
Matilde allora, era tornata a casa ben decisa a non permettere a nessuno di dire neanche una parola a riguardo ed annunciando che avrebbe diviso con lei la sua stanza . Quindi che problema poteva esserci ?
Aveva  lasciando ai suoi lo sgomento di dover accettare in velocità una situazione nuova ed insolita, giusto un attimo  prima di essere tacciati di omofobia , borghesismo palustre ed insensibiltà. 
Con un sorriso stirato avevano detto " Non c'è problema..."

mercoledì 7 settembre 2016

Famiglie ed altre calamità cap 3

La bomba lanciata senza scrupoli da Matilde fece una prima vittima innocente, Rex  il cane di casa, che quella sera nessuno portò a fare la passeggiata serale.  Ma un cane di pura razza  bassotta tedesca a pelo ruvido, non si perde d'animo facilmente ed alla mal parata decide di dare sfogo alle sue funzioni corporali sul tappeto afgano della sala. Anche per una questione di principio, era necessario dare una lezione ai suoi umani distratti e poco affidabili, si sentiva offeso . Ma una cacca nel salone non era nulla al confronto di quello che sarebbe successo di lì a poche ore il mattino seguente.
Dopo una notte passata a rimuginare il padre e la madre si ritrovarono in cucina alle sette e mezzo del mattino, davanti ad una tazza fumante di caffè. I capelli arruffati e le borse sotto gli occhi tradivano gli effetti di una notte insonne , la luce estiva che entrava chiara dalla finestra  li obbligava a strizzare gli occhi .  Nessuno dei due voleva iniziare a parlare, ma poi che cosa c'era da dire ?   Il suono improvviso del telefono risvegliò le coscienze e la madre andò a rispondere.
Diceva solo : "Si" , "Capisco",  "Si",  "O santo cielo!  "e poi dopo qualche secondo di silenzio ..." Va bene..." . 
Il punto di domanda che si era formato tra gli occhi del padre chiedeva una risposta.
La seconda moglie di nonno Cesare, zia Claretta, era caduta in casa durante la notte e si era rotta il femore.... gli unici a potersene occupare erano loro perchè  il nonno era in viaggio per il Sudamerica , da solo.
Zia Claretta, detta Vecchia Ciabatta dai suoi amorevoli nipoti, era la quintessenza dell'antipatia, era sorda e prepotente. 
Questo, in soldoni  significava  che le tanto sospirate vacanze slittavano a data da destinarsi,
Leonardo, nella sua grandissima capacità di farsi carico dei problemi famigliari, decise di partire il pomeriggio stesso, anticipando di una settimana la sua esperienza di vita in un kibbuz .
I suoi  genitori gliela  avevano organizzata  perchè lo aiutasse a capire  qualcosa della vita... qualunque cosa.

martedì 6 settembre 2016

Famiglie ed altre calamità cap 2

 In estate la città assume un'aria diversa e non soltanto perché la gente  partita per le vacanze lascia evidenti vuoti fisici  ma  per il ritmo che da un reggae forsennato sembra più diventare un bossa nova. Le persone corrono meno,e  guardandosi attorno scoprono quanto bella possa essere la loro città . E questo vale soprattutto per Milano, luogo ideale e  possibile dove vivere per la famiglia Bonvicini . Si può dire che su questo unico punto erano d 'accordo tutti.. Una sera di fine luglio a tavola dopo una cena che aveva richiesto alla madre un discreto impegno,al momento di spazzolarsi una macedonia fatta con tutti i crismi, Matilde decise che quello era il momento giusto per fare outing.

" Beh, è da un po' di tempo che vi volevo dire una cosa..ma ora è il momento giusto anche perchè domani parto per Ponza con Estèlle..."
" Cosa ci devi dire , guarda che lo sappiamo che vai in vacanza a ..." la interruppe  Leo sbafandosi la macedonia .
"Ma chi ... Estelle Ladoit, la figlia del tuo professore di francese ? " chiedeva distratta la madre, alzandosi per iniziare il rito dello sparecchio .
" Si , noi stiamo insieme da un po'...é la mia ragazza.. ."      Ma non riuscì a finire la frase perché il silenzio che si era creato attorno a lei sembrava avere sei occhi spaventosi, come quelli di un mostro a tre teste.
Quella notte il padre e la madre interrogarono a lungo le loro coscienze democratiche ed aperte e scoprirono onestamente che un bel residuo di pensiero borghese e nient 'affatto lungimirante allignava malignamente in loro. E così la notte fu lunga  piena di pensieri e zanzare.
Dal canto suo Leo, dopo averci pensato su ... diciamo trenta secondi, aveva formulato con una sintesi invidiabile non solo il suo pensiero, ma anche una possibile linea di condotta da seguire.
" Beh, ma alla fine sono affari tuoi sorellina... c'è del gelato? "  aveva detto.

martedì 12 luglio 2016

Famiglie ed altre calamità
Capitolo 1

Un pomeriggio senza sole in piena estate è come una cosa non finita.
Fa caldo ma non troppo sotto questo cielo grigio e la pioggia cade senza troppa convinzione . Prima due gocce poi il diluvio ,ma solo per 60 secondi e poi basta. Non  che lo scroscio non ti lasci completamente zuppa se ti becca alla fermata del tram, ma l'aria calda che ne segue ti asciuga tutto, tranne i capelli. E' uno di quei momenti in cui ti chiedi se la legge di Murphy ( ma chi cavolo è poi sto qua..)alla fine sia stata scritta su di te al punto che se non fossi nata a nessuno sarebbe venuta in mente… neanche a Murphy.  
Menomale che a casa ti aspetta la tua famiglia…
Che sia piccola , grande, allargata o semplicemente formata da due individui e dai loro parenti, la famiglia è un luogo dove le dinamiche psicotiche trovano un habitat quasi perfetto.
E' un groppo di stati emotivi dove spesso i limiti del buon senso vengono spazzati via dalla consanguineità…. Come un diritto divino ,il sangue travolge le rispettive linee di confine e così nessuno ha più una vita privata.
La Famiglia Bonvicini era la dimostrazione vivente di quanto queste teorie trovassero un conforto nella realtà…
Il padre, onesto lavoratore nell'ufficio amministrativo di una media azienda, era costantemente preoccupato dalle uscite selvagge di denaro dal conto corrente cui non riusciva a mettere un freno. La madre, insegnante senza incarico, praticamente casalinga, la cui vera professione era quella di cuscino anti urto tra i membri della family. Lavoro a cui si dedicava con perseveranza e sofferenze digestive varie. Una persona con buon intuito e fantasia potenzialmente annichilita dal menàge. Due figli: un ragazzo di 20anni Leonardo,  grande inventore di scuse spaziali, cui dedicava molto del suo tempo, per non entrare a pieno diritto nel mondo degli adulti. Nulla aveva valore per lui, almeno quel tanto da dedicarci un minimo  impegno . Quindi contestava la scuola, che "deliberatamente" non aveva finito perché era un "contesto di frustrati", contestava il lavoro che non gli permetteva di essere se stesso, ed il mondo intero per cui provava orrore.  Viveva la sua impasse con uno scontento micidiale da far scontare a chi gli stava più vicino, ovviamente.
Poi c'era Matilde, anni 18, che di problemi faceva collezione e quando finiva i suoi aderiva alle cause del mondo con passione rasentante la paranoia. Un'altalena di emozioni e passioni che viveva con tutta se stessa , soprattutto nel corpo. A volte era magra e triste, altre grassa…ma sempre triste .  Aveva letto  che le persone troppo allegre sono poco intelligenti  quindi preferiva sembrare allegra come la sacra sindone piuttosto che stupida. Capelli tinti di nero inchiostro e gli occhi ben segnati da un chilo di kajal.
Ultimo componente della famiglia era Rex ( quale originalità!)un bassotto leggermente schizzato, come quasi tutti bassotti.


martedì 8 marzo 2016

Eccomi qui, a rinnovare una promessa che avevo dimenticato chissà dove. Avevo promesso a me stessa di non lasciar mai andare in cavalleria l'occasione di mettere per iscritto le evoluzioni e giravolte della mia quotidiana lotta contro demoni vari...ma non ci sono proprio riuscita.
 Sono 2 anni che non mi affaccio a questo spazio e, a dirla tutta, chi ci ha rimesso qualcosa sono stata solo io...
Quindi,riprendendo il filo dei pensieri lasciati a decantare in questo blog, sono nuovamente i rapporti interpersonali e le dinamiche di relazione quelle che più di ogni altra cosa ci spingono verso il basso o ci accompagnano  nel nostro travaglio quotidiano.   Personalmente ho smesso da tempo di considerare i miei principi come  assoluti ed inderogabili, se è vero che viviamo in una  società fluida ,come dice bene Bauman, è altrettanto verosimile  che fluide lo siano anche le individualità che la compongano , per la proprietà transitiva.    Ed è così che vedo vivere la gente che mi circonda, ed io stessa, come se la relatività delle situazioni avesse spianato qualsiasi contrafforte cui appigliarsi. In pratica va bene tutto, basta restare a galla...beh,forse  è un modo di sopravvivere anche questo.
Non sono felice in questa dimensione, mi manca il lavoro, mi manca l'attesa,mi mancano i risultati...
E mi manca la sensazione di aver raggiunto un obiettivo e di potermelo godere in quanto vittoria e soddisfazione .  Nulla, semplicemente non c'è tempo , si deve velocemente passare a qualcos'altro. Vogliamo poi parlare della "Lotta"?  Parola di grande significato e forza nei miei anni giovanili, ora sembra ridursi a dei clichè, divisa in mille piccole battaglie ,di cui non riusciamo quasi mai a conoscere l'esito.
Perchè si passa ad altro argomento con la velocità della luce. Il tempo urbano ci trascina in un mulinello di date, senza soluzione di continuità, durante il natale, i primi accenni del carnevale che incomberà di lì a poco. Poi è la volta delle uova pasquali e via verso il ferragosto... Uffa.

Holly

Holly
"..Davvero pensi che non ti abbia capito..."

Lothlorien

Lothlorien
" Là dove tutto il mondo s'incontra in un solo nido"